Strangozzi al tartufo: un tesoro culinario dell’Umbria

Gli strangozzi al tartufo: un tesoro culinario dell'Umbria

Gli strangozzi al tartufo: un tesoro culinario dell’Umbria.
L’Umbria, cuore verde d’Italia, è famosa per la sua cucina genuina e ricca di sapori autentici. Tra i piatti più rappresentativi di questa regione spiccano gli strangozzi al tartufo, una prelibatezza che unisce la semplicità della pasta fatta in casa con l’aroma inconfondibile del tartufo nero di Norcia.
Gli strangozzi, conosciuti anche come umbricelli o stringozzi, sono una pasta lunga e spessa, simile agli spaghetti ma di sezione rettangolare. La loro origine è antica e risale alla tradizione contadina umbra, dove venivano preparati con farina di grano duro e acqua, senza l’uso di uova. Questo li rende un piatto povero ma estremamente versatile e gustoso.
Il tartufo nero di Norcia, uno dei più pregiati al mondo, è il protagonista indiscusso di questa ricetta. Raccolto nei boschi umbri tra novembre e marzo, il tartufo nero è apprezzato per il suo profumo intenso e il sapore unico. La sua presenza trasforma un semplice piatto di pasta in un’esperienza culinaria indimenticabile.
Gli strangozzi al tartufo sono un piatto che incarna l’essenza dell’Umbria: semplicità, autenticità e un profondo legame con il territorio. Ogni boccone è un viaggio tra i sapori e i profumi di questa meravigliosa regione, rendendo omaggio alla sua ricca tradizione culinaria.
Purtroppo é passatp troppo tempo e non ricordo piú dove ho gustato questo piatto.

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Gli strangozzi al tartufo: un tesoro culinario dell'Umbria

Foto scattata con Honor 20.

Gli strangozzi sono una pasta lunga a sezione rettangolare, tipica del comprensorio Folignate-Spoletino, ma diffusi anche in tutta l’Umbria, nelle Marche, nel Lazio e in Abruzzo. Sono chiamati anche, a seconda delle zone, stringozzi, strengozzi, strongozzi, nel ternano sono conosciuti come ciriole o manfricoli. L’aspetto è simile a quello dei tagliolini, ma, a differenza di questi, sono più spessi e senza uovo.
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Il testo del post è stato scritto con l’aiuto di Copilot, un assistente virtuale basato sull’intelligenza artificiale.
Riferimenti:
– https://blog.giallozafferano.it/zialora/strangozzi-al-tartufo-ricetta-tipica/
– https://www.granconsigliodellaforchetta.it/cucina-tipica/strangozzi-al-tartufo/

La focaccia al formaggio della pizzeria Due Forni

La focaccia al formaggio della pizzaria Due Forni a Sestri Levante

La focaccia al formaggio della pizzeria Due Forni a Sestri Levante.
Come vi ho già scritto altre volte, nonostante la vera focaccia al formaggio sia quella di Recco, se ne possono trovare di eccellenti un po’ in tutta la provincia di Genova di Levante.
Questa, ad esempio, è quella della pizzeria I Due Forni della mia Sestri Levante.
Come potete immaginare vedendo le foto era veramente eccellente!

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Foto scattate con Honor 20.

Si narra che grazie alla possibilità di disporre di olio, formaggetta e farina, cuocendo la pasta ripiena di formaggio su una pietra d’ardesia coperta, venne “inventato” quel prodotto gastronomico che oggi conosciamo come “Focaccia di Recco col Formaggio”.
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Salsiccia al vino rosso assaggiata a Tenerife

Salsiccia al vino rosso assaggiato a Tenerife

Salsiccia di maiale al vino rosso assaggiata a Tenerife.
Qualche tempo fa, fermandomi con la nave a Tenerife, sono stato in una tasca (una osteria tipica) ed, oltre al classico prosciutto ed alle mia amate croquetas, ho voluto assaggiare questo piatto: il chorizo al vino tinto.
Molto gustoso anche se non indimenticabile!

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Foto scattata con Honor 20.

Ecco dove si trovava l’osteria:

Abbiamo parlato altre volte di Chorizo, la tipica salsiccia ispanica di carne di maiale e spezie. Fu solo dopo la scoperta dell’America, quando la paprika del Nuovo Mondo fu portata in Spagna, che il chorizo ​​acquisì la tonalità rossastra che lo caratterizza oggi. Questa ricetta ha bisogno di un chorizo poco stagionato e un vino rosso corposo come vini di Navarra, Rioja, Somontano o La Mancha.
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Il risotto allo zafferano o alla milanese, la ricetta

Il risotto allo zafferano o alla milanese, la ricetta

Il risotto allo zafferano o alla milanese, la ricetta.
Ogni tanto amo gustare un piatto di risotto allo zafferano e qualche tempo fa, lo Chef di bordo, mi ha accontentato con questo piatto!
Il risotto allo zafferano, noto anche come risotto alla milanese, è uno dei piatti simbolo della cucina lombarda e della città di Milano. Questa prelibatezza, caratterizzata dal suo colore giallo intenso e dal sapore ricco e cremoso, è perfetta per deliziare i palati in occasioni speciali o semplicemente per coccolarsi con un piatto della tradizione. Vediamo insieme come prepararlo.

Ingredienti (per 4 persone):

– 320 g di riso Carnaroli o Arborio;
– 1 l di brodo di carne (preferibilmente di manzo);
– 1 cipolla piccola;
– 1 bustina di zafferano (circa 0,15 g);
– 50 g di burro;
– 50 g di Parmigiano Reggiano grattugiato;
– 1 bicchiere di vino bianco secco;
– 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva;
– Sale q.b.;
– Pepe nero q.b. (opzionale).

Preparazione

Per prima cosa prepariamo il brodo, se possibile, di carne fatto in casa con manzo, sedano, carota e cipolla. In alternativa, potete utilizzare del brodo di carne già pronto o un dado da brodo sciolto in acqua calda.
Poi tritate finemente la cipolla. In una casseruola larga e bassa, fate sciogliere metà del burro insieme all’olio extravergine d’oliva. Aggiungete la cipolla tritata e fatela appassire a fuoco basso, mescolando di tanto in tanto, fino a quando diventa trasparente.
Aggiungete il riso alla casseruola con la cipolla e fatelo tostare per un paio di minuti, mescolando continuamente. Questo passaggio è fondamentale per sigillare il chicco e mantenerlo al dente durante la cottura. Sfumate con il vino bianco e lasciate evaporare l’alcol, continuando a mescolare.
Una volta evaporato il vino, iniziate ad aggiungere il brodo caldo un mestolo alla volta, mescolando frequentemente. Attendete che il brodo venga assorbito prima di aggiungere il mestolo successivo.
Dopo circa 10 minuti di cottura, sciogliete lo zafferano in un mestolo di brodo caldo e aggiungetelo al risotto. Continuate la cottura aggiungendo brodo fino a quando il riso sarà al dente (circa 18-20 minuti in totale).
Quando il risotto è cotto al punto giusto, toglietelo dal fuoco. Aggiungete il burro rimanente e il Parmigiano Reggiano grattugiato. Mescolate energicamente per mantecare il risotto, ottenendo così una consistenza cremosa e omogenea.
Assaggiate e regolate di sale, se necessario. Se gradite, aggiungete una spolverata di pepe nero macinato fresco.
Lasciate riposare il risotto per un paio di minuti prima di servirlo. Distribuitelo nei piatti e, se desiderate, decorate con qualche pistillo di zafferano.
Consigli.
Qualità degli ingredienti: utilizzare ingredienti di alta qualità, in particolare il riso, il brodo e il Parmigiano Reggiano, farà la differenza nel risultato finale.
Costanza nella cottura: mescolare continuamente il risotto durante la cottura aiuta a rilasciare l’amido del riso, donando al piatto la sua caratteristica cremosità.
Variante: per un tocco di sapore in più, potete aggiungere midollo di bue alla cipolla in fase di soffritto, seguendo la tradizione milanese.
Il risotto allo zafferano è un piatto che unisce semplicità e raffinatezza, capace di conquistare anche i palati più esigenti. Buon appetito!

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Foto scattate con Honor 20.

Il risotto alla milanese (Chiamato anche riso giallo e risotto allo zafferano, ris sgiald o risot a la milanesa in lingua lombarda) è, insieme alla cotoletta alla milanese e al panettone, il piatto più tipico e conosciuto di Milano. Si tratta di un risotto i cui ingredienti principali, oltre a quelli necessari per preparare un risotto in bianco, sono lo zafferano, dal quale deriva il suo caratteristico colore giallo, e il midollo di bue. Può essere servito anche come contorno dell’ossobuco, altro piatto tipico milanese.
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Il testo del post è stato scritto con l’aiuto di ChatGPT, un modello di lingua di OpenAI.

I gnocchetti sardi al sugo di carne, la ricetta

I gnocchetti sardi al sugo di carne

I gnocchetti sardi al sugo di carne, la ricetta.
Qualche tempo fa ho avuto il piacere di lavorare con un grande Maitre d’Hote, Gianni, che spesso ci deliziava preparando qualche piatto succulento.
Questi gnocchetti sardi erano uno dei miei preferiti!
Ed ecco la ricetta tradizionale per preparare i gnocchetti sardi al sugo di carne.

Ingredienti

Per i gnocchetti sardi (malloreddus):
– 500 g di semola di grano duro;
– Acqua q.b.;
– Un pizzico di sale.
Per il sugo di carne:
– 500 g di carne di manzo (preferibilmente spezzatino o carne macinata);
– 1 cipolla;
– 2 spicchi d’aglio;
– 1 carota;
– 1 gambo di sedano;
– 800 g di passata di pomodoro;
– 200 ml di vino rosso;
– Olio extravergine d’oliva q.b.;
– Sale q.b.;
– Pepe nero q.b.;
– 1 foglia di alloro;
– Pecorino sardo grattugiato (opzionale).

Preparazione

Preparazione dei gnocchetti sardi:
1. Impasto: in una ciotola capiente, versate la semola di grano duro e un pizzico di sale. Aggiungete acqua tiepida poco alla volta e impastate fino a ottenere un impasto liscio e omogeneo.
2. Formazione dei gnocchetti: prendete piccoli pezzi di impasto e formate dei cilindretti lunghi circa 2 cm. Premete ogni cilindretto su una superficie rigata (ad esempio, una grattugia o una tavoletta rigata) per ottenere la caratteristica forma rigata dei malloreddus.
3. Riposo: lasciate riposare i gnocchetti su un canovaccio infarinato per almeno 30 minuti prima di cuocerli.
Preparazione del sugo di carne:
1. Preparazione del soffritto: tritate finemente la cipolla, l’aglio, la carota e il sedano. In una casseruola capiente, scaldate un po’ di olio extravergine d’oliva e aggiungete il trito di verdure. Fate soffriggere a fuoco medio fino a quando le verdure saranno morbide e la cipolla sarà dorata.
2. Cottura della carne: aggiungete la carne al soffritto e fatela rosolare bene su tutti i lati. Sfumate con il vino rosso e lasciate evaporare l’alcol.
3. Aggiunta del pomodoro: aggiungete la passata di pomodoro, la foglia di alloro, sale e pepe a piacere. Mescolate bene e portate a ebollizione.
4. Cottura lenta: abbassate la fiamma e lasciate cuocere il sugo a fuoco basso per circa 2 ore, mescolando di tanto in tanto. Se il sugo dovesse asciugarsi troppo, aggiungete un po’ di acqua calda.
5. Regolazione del sapore: aggiustate di sale e pepe se necessario e togliete la foglia di alloro.
Cottura dei gnocchetti sardi:
1. Cottura in acqua bollente: portate a ebollizione una pentola grande di acqua salata. Cuocete i gnocchetti sardi per circa 8-10 minuti, o fino a quando saranno al dente.
2. Scolatura: scolate i gnocchetti e trasferiteli direttamente nella casseruola con il sugo di carne.
3. Mantecatura: mescolate bene i gnocchetti con il sugo per amalgamare i sapori.
Servizio:
1. Impiattamento: servite i gnocchetti sardi al sugo di carne ben caldi, spolverati con pecorino sardo grattugiato, se gradito.
2. Guarnizione: potete decorare con un filo di olio extravergine d’oliva a crudo e una foglia di basilico fresco per un tocco di colore e freschezza.

Buon appetito!

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Foto scattate con Honor 20.

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Il testo del post è stato scritto con l’aiuto di ChatGPT, un modello di lingua di OpenAI.

I ravioli al ragù dell’Albergo Ristorante Amici a Varese

I ravioli al ragù dell'Albergo Ristorante Amici a Varese Ligure

I ravioli al ragù dell’Albergo Ristorante Amici a Varese Ligure.
Amo mangiare i tipici ravioli dell’entroterra della Liguria di Levante, quelli conditi conil tocco o semplicemente con il ragù.
Per questa ragione cerco sempre di trovare nuovi posti dove poterli assaggiare.
Questi li ho mangiati in un albergo trattoria a Varese Ligure, l’Albergo Ristorante Amici che dal 1760 accoglie chi é di passaggio da queste parti.
I ravioli non erano per niente male!

Vai a vedere il mio articolo con la mia personale classifica dei ristoranti dove ho mangiato i migliori ravioli al ragù della Provincia di Genova di Levante.

Quali sono i più buoni ravioli al ragù per te?
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I ravioli al ragù dell'Albergo Ristorante Amici a Varese Ligure

I ravioli al ragù dell'Albergo Ristorante Amici a Varese Ligure

Foto scattate con macchina Canon EOS RP e lente Canon RF 28.

Dove si trova la trattoria:

La cucina ligure è costituita dai piatti della tradizione culinaria della Liguria, regione fa uso di ingredienti legati sia alla produzione locale (come il preboggion, miscuglio di erbe selvatiche), sia alle importazioni provenienti da zone con cui nei secoli, i liguri hanno avuto frequenti contatti (come il pecorino sardo, uno degli ingredienti del pesto).
Una cucina povera, propria delle genti di campagna, dei montanari e dei naviganti, fatta di alimenti semplici, comuni ed economici, che è tuttavia diventata costosa, ricercata e piena dei fasti antichi.
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Un piatto di jamon gustato a Tenerife

Un piatto di jamon gustato a Tenerife

Un piatto di jamon gustato a Tenerife.
Nel vasto panorama culinario spagnolo, poche prelibatezze evocano un senso di tradizione e gusto come il Jamón, il prosciutto spagnolo. Questo capolavoro gastronomico, sinonimo di eccellenza e maestria, è un punto fermo nella cultura culinaria del paese, celebrato sia a livello nazionale che internazionale per la sua qualità e complessità di sapore.
La storia del Jamón spagnolo risale a secoli fa, quando l’arte di conservare e stagionare il maiale è diventata una parte essenziale della cultura gastronomica spagnola. Le prime tracce storiche di questa pratica risalgono addirittura all’epoca romana, ma è stato durante il periodo di dominio musulmano in Spagna (dal 711 al 1492) che questa tecnica di conservazione ha raggiunto nuovi livelli di raffinatezza e perfezione.
Il Jamón spagnolo è prodotto principalmente utilizzando le cosce posteriori del maiale, una parte ricca di grasso infiltrato che conferisce al prosciutto la sua caratteristica morbidezza e sapore intenso. Il processo di produzione è un’arte che richiede tempo, cura e maestria. Dopo la salatura, le cosce vengono appese per l’essiccazione e la maturazione, che può durare da un minimo di dodici mesi fino a diversi anni, a seconda del tipo di Jamón e del livello di qualità desiderato.
Esistono diverse varietà di Jamón spagnolo, ognuna con le proprie caratteristiche distintive. Tra le più rinomate vi sono il Jamón Ibérico e il Jamón Serrano. Il Jamón Ibérico, considerato il più pregiato, proviene da maiali della razza ibérica e offre un sapore complesso e profondo, arricchito dal grasso intramuscolare che deriva da una dieta a base di ghiande. Il Jamón Serrano, più accessibile ma comunque delizioso, è prodotto da maiali di razze diverse e offre un sapore più delicato ma altrettanto soddisfacente.
Il Jamón spagnolo è molto più di un semplice alimento; è una vera e propria esperienza sensoriale. La sua carne succulenta e saporita, arricchita dal giusto equilibrio di grasso, si scioglie in bocca, regalando al palato una sinfonia di sapori complessi e sfumature aromatiche. È comunemente gustato tagliato a fette sottili e servito con pane croccante e un buon vino spagnolo, in una celebrazione della tradizione e della convivialità.
Il Jamón spagnolo non è solo un alimento, ma un’icona culturale che incarna l’essenza della cucina spagnola. La sua produzione è stata oggetto di celebrazione e regolamentazione, con consorzi e denominazioni d’origine che lavorano per preservare la sua autenticità e qualità. Oltre ad essere un pilastro della gastronomia spagnola, il Jamón ha conquistato il palato dei gourmet in tutto il mondo, diventando un ambasciatore della cucina spagnola nei mercati internazionali.

In conclusione, il Jamón spagnolo è molto più di un semplice cibo; è un simbolo della tradizione, dell’artigianalità e del gusto. Con la sua storia ricca e il suo sapore straordinario, il Jamón incarna l’anima della cultura culinaria spagnola e rimane una delle sue più grandi delizie gastronomiche.

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Un piatto di jamon gustato a Tenerife

Un piatto di jamon gustato a Tenerife

Foto scattata con Honor 20.

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Delle croquetas spagnole gustate a Tenerife

Delle croquetas spagnole gustate a Tenerife

Delle croquetas spagnole gustate a Tenerife.
Due sono le cose che veramente amo mangiare quando sono in Spagna e cerco sempre di ordinarle: il jamon serrano e le croquetas.
A Santa Cruz de Tenerife poi ho trovato questo posto, appena fuori dal centro, dove erano proprio buone ed di dimensioni adeguate al mio appetito!

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Foto scattate con Honor 20.

Ecco dove si trovava l’osteria:

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I pansoti in salsa di noci dell’agriturismo Ao Grumallo

I pansoti in salsa di noci dell'agriturismo Ao Grumallo

I pansoti in salsa di noci dell’agriturismo Ao Grumallo.
Un buon agriturismo dell’entroterra è Ao Grumallo nel comune di Ne.
Questi sono i suoi pansoti, verdi, in salsa di noce. Proprio buoni!

Ti piacciono i pansoti? Se invece preferisci i ravioli vai a vedere il mio articolo con la mia personale classifica dei ristoranti dove ho mangiato i migliori ravioli al ragù della Provincia di Genova di Levante.
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Foto scattate con Honor 20.

I pansoti (pansòti in ligure, dal ligure pansa, in italiano “pancia”) sono una pasta ripiena tipica della cucina ligure, simile ai cappelletti, da cui differiscono essenzialmente per la forma e grandezza. I pansoti conditi con salsa di noci sono uno dei piatti caratteristici della tradizione genovese.
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Gli ottimi ravioli al ragù di Ü Pellegrin a Romaggi

Gli ottimi ravioli al ragù di Ü Pellegrin a Romaggi

Gli ottimi ravioli al ragù di Ü Pellegrin a Romaggi.
Rimangono ancora i miei preferiti i ravioli della ottima trattoria di Romaggi.
Ravioli ben pieni e sodi e sugo veramente come piace a me.

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Foto scattate con Honor 20.

La cucina ligure è costituita dai piatti della tradizione culinaria della Liguria, regione fa uso di ingredienti legati sia alla produzione locale (come il preboggion, miscuglio di erbe selvatiche), sia alle importazioni provenienti da zone con cui nei secoli, i liguri hanno avuto frequenti contatti (come il pecorino sardo, uno degli ingredienti del pesto).
Una cucina povera, propria delle genti di campagna, dei montanari e dei naviganti, fatta di alimenti semplici, comuni ed economici, che è tuttavia diventata costosa, ricercata e piena dei fasti antichi.
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